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 Scritti satirici e Teatro di Pier Jacopo Martello - III

Teatro&Musica: le Recensioni

Terza Parte

TEATRO

CHE BEI PAZZI (1717)

La commedia è dedicata a Giovambattista Recanati. Martello l’ha scritta per offrire al teatro italiano una alternativa alle opere francesi.

Mancò poco che la sopprimesse dopo aver ricevuto la notizia che la compagnia dei Riccoboni, a Venezia, subì un fallimento alla rappresentazione dell’opera dell’Ariosto “La Scolastica”, fischiata dal pubblico. Martello riteneva che era impossibile che un pubblico illetterato apprezzasse commedie dotte. Per questo motivo egli si rivolge ad un pubblico ristretto, con commedie fatte per essere lette.



L’ambiente è quello di Cosmopoli, città e luogo ideale. Personaggi: Una nobile matrona, rimasta vedova; dei poeti pazzi; la serva della vedova, il soldato Penulo, l‘eunuco.

Martello introduce, all’interno, critiche agli stili e ai poemi, non ai costumi.

Tre poeti pazzi sono rinchiusi nel manicomio ma hanno possibilità di movimento. All’interno del manicomio vi è un cimitero nel quale si è fatta preparare la sepoltura Panfilo, marito di Sostrata. Rimasta vedova, ella si rinchiude nel mausoleo con la serva Cornia, decisa a testimoniare amore fedele ed eterno al suo sposo defunto. Sostrata, aspirante poetessa, è la satira delle donne che non sono all’altezza del loro compito e, in particolare di Teresa Zani.

Martello rivolge le sue satire alle varie correnti letterarie: petrarchisti (troppo ricercati), marinisti (troppo acuti), fidenziani (troppo latineggianti) e arcadici (troppo idillici) stessi, a cui apparteneva Martello.

La grandezza di questo autore è la capacità di osservare con oggettività la letteratura del suo tempo e di denunciarne le lacune, senza ferire nessuno.

PERSONAGGI E TRAMA

  • Cavalier Marino

E’ in abito antico napoletano, simile al vero Marino, come raffigurato da pittore fiammingo, maschera “laureata”. Si crede eccellente nei suoi componimenti. Marino ritorna sulla terra, trova l’Italia invasa dai petrarchisti. Nelle librerie trova i suoi libri sostituiti da quelli del Petrarca o dei suoi seguaci. Egli, che si sente un precursore dell’Arcadia, si meraviglia di essere deriso e disprezzato proprio dagli Arcadi. Dimostra di essere capace di continuare il Petrarca, componendo un madrigale petrarchesco.

  • Messer Cecco

Con la cocolla e con una maschera che rappresenta il Petrarca. Porta una collana con un pendente e l’immagine di Laura. Si proclama appassionato petrarchista. Messer Cecco si invaghisce di Cornia e le augura di morire presto per poterla cantare anche in morte. Come fece il Petrarca nei confronti di Laura.

  • Sannione

Pedagogo, è pieno di vocaboli latinizzanti; è molto pedante. E’ fidenziano classicista. E’ la satira di Gravina e Maffei, con i loro tentativi classicisti.

  • Mirtilo

E’ l’autocaricatura di Mirtilo Dianidio, l’autore, Martello, con una maschera con naso aquilino e mento aguzzo. Farà ridere all’idea che l’autore abbia voluto prendere in giro se stesso. Poeta arcadico, si rivolgerà a Cornia con ecloghe.

  • Lofa

Figura di un eunuco grasso, obeso, con pancia enorme. Appassionato di musica, dà ad intendere grande talento. Recita cantando e parla e risponde a quanti non cantano.

  • Penulo

Soldato, giovane, senza maschera, con armi lucide e antiche, deforme, ma senza dolore. Fa credere di essere un soldato valoroso, ma in realtà è esattamente il contrario: ha paura di tutto. Approfitta, invece, della vedovanza di Sostrata, si fa passare come poeta; in risposta al suo desiderio di diventare poetessa, ora che non ha più l’impedimento del marito, si offre di insegnarle a comporre poesie e di recitarle. In realtà, è analfabeta. Pertanto, chiede a pagamento dei sonetti e dei versi che fa imparare a memoria a Sostrata. Con stratagemmi vari riuscirà a fare breccia nel cuore di Sostrata e alla fine le dirà tutta la verità. Insieme con la vedova andrà a fare a pezzi il corpo del defunto, lo appenderà ad un albero, per non far scoprire la sua disattenzione: mentre, infatti, corteggiava Sostrata, degli sconosciuti avevano sottratto la salma di un delinquente, impiccato, che Penulo avrebbe dovuto vigilare. Sarebbe stato reo di morte, ma, con lo stratagemma, il corpo di Panfilo ha fatto credere che Penulo abbia preso il responsabile.

  • Sostrata

Vedova di Panfilo, intende fare la poetessa, ma non ne ha le capacità e non è colta. Dice di voler rimanere fedele al suo sposo, che piange, disperata e inconsolabile, ma in realtà desidera sposare Penulo. Cadrà negli intrighi di Penulo di cui è invaghita. E’ uno dei due personaggi, insieme con Cornia, che recita senza maschera.

  • Cornia

Servetta insidiosa, aiuta Penulo a conquistare Sostrata, si presenta con nomi diversi ai poeti per farsi compiacere, a seconda delle donne che avevano ispirato loro la poesia. Chiamerà gli inservienti del manicomio per far rinchiudere il Cavalier Marino, Messer Cecco e Mirtilo, che avevano scoperto le intenzioni di Penulo e avrebbero potuto rivelare le sue trame.

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LO STARNUTO DI ERCOLE (1717)[1]

Martello presenta il testo come "una bambocciata", uno scherzo letterario, legato al tema pessimistico e satirico della grandezza umana, così relativa. Era destinato ad un teatro di burattini.

Lo Starnuto di Ercole (1717) è scritto in versi martelliani. Per contrastare con i personaggi dei pigmei, per i quali Martello ha utilizzato i settenari, i versi attribuiti ad Ercole sono di quattordici sillabe per riga.

Carlo Goldoni racconta di aver messo in scena Lo starnuto nel 1726. Non si sa se sia stato rappresentato da altre compagnie, in quanto il teatro delle marionette non ha cronache. E’ rimasta traccia di un’esecuzione al Teatro San Girolamo di Venezia nel 1746, in occasione del carnevale, adattato alla circostanza, sotto forma di dramma per musica (le voci delle marionette erano fuori campo).

PERSONAGGI E TRAMA

L'opera racconta delle avventure di Ercole in un immaginario viaggio nel Paese dei Pigmei, popolo minuto e infinito, in Africa. Il nome deriva da un’omonima regina, essi sono stati generati da lei e dalla terra. Gli dei la trasformarono in gru, a causa della sua superbia. Vedendosi così tramutata, sospinse le gru contro i pigmei ed essi non possono fare altro che insidiare le loro uova. La vita dei pigmei non dura più di otto anni e diventano adulti al terzo o quarto anno di vita. La gestazione ha la durata di una luna. Credevano che Ercole fosse Anteo[2].

Ercole mette in ebollizione passioni e manie del re, della corte e di tutto il popolo. Chiede due giovani fanciulle per portarle in dono a Euristeo[3]. Esse sognano, invece, di diventare sue spose.

Alla fine, quando quello sciame di moscerini muove all'assalto, a Ercole viene da starnutire, e li disperde ai quattro venti.

La trama si basa sulla differenza di dimensioni corporee fra l'eroe greco e i piccoli africani: quasi una storia alla Gulliver [4].

I Pigmei hanno nomi molto corti ed esotici: Kam, Fam, Ban, Kon, Uy, Neh, Mud, Gruh, Has, Fruh. Si trovano in un paesaggio esotico, sulla riva del mare che copre la fonte alle correnti; il luogo profuma dei giacinti, dei narcisi e delle selve.

La presenza di Ercole sarà avvertita con un più acuto profumo, scaturito dai fiori che egli schiaccia, coricato, dormendo. Quelle che per gli omiciattoli sono delle selve, per Ercole sono semplicemente un prato fiorito.

I pigmei sono pieni di sentimenti, di passioni. Vivono cacciando con spine di pesce, spine di cardo. Sono protetti da corazze fatte di gusci di granchi ed elmi fatti con conchiglie. Cavalcano uccelli variopinti. Un re saggio governa questo popolo estroso e felice, in un vita animata e variopinta. Tra questi personaggi ci sono damine civettuole, mariti gelosi (Han), cacciatori e guerrieri a cui l’amor non interessa (Ban); fidanzati appassionati (Uy) che sognano solitudine in un’isoletta con la propria diletta; politici che tramano, il sacerdote che impone il culto idolatrico allo scimmione e suggerirà di avvelenare Ercole, per mantenere il suo dominio. Gli argomenti sono appena sfiorati e trattati con ironia.

Con la venuta di Ercole il clima idilliaco cambia e ribollono le passioni e gli istinti: i guerrieri vogliono affrontare il gigante; i politici se ne vogliono sbarazzare o utilizzarlo come alleato contro i nemici; le dame, mascherando il loro innamoramento assurdo, fanno a gara per offrirsi a lui per salvare la patria. La moglie di Has, Fruh, viene afferrata da Ercole e scatena l’invidia delle altre donne, oltre alla gelosia del marito e degli altri uomini.

Al momento dell’assalto, Ercole, con uno starnuto, manderà all’aria tutti i pigmei. In cambio della loro salvezza, chiede che sostituiscano il culto di Giove a quello dello scimmione. I coniugi Has e Fruh sono puniti a flagellarsi a vicenda per aver tentato di tradire il loro popolo.

Martello rivela in tutta la commedia il suo gusto per la vita, la sua ispirazione arcadica, il suo senso satirico e ironico che diverte senza offendere. Denuncia la piccolezza dell’uomo e la vacuità delle problematiche nel quale egli si perde, che sono niente di fronte alla vita vera.

Articolo di E.B.

Teatro



[1] Binni, L’Arcadia e il Metastasio, La Nuova Italia, pp. 152-168.

[2] Anteo: figura della mitologia greca. Era il gigante re di Libia, figlio di Poseidone e Gea. La figura compare in alcune versioni di. Le dodici fatiche di Eracle (o di Ercole): sono le imprese che Eracle compì mentre era schiavo presso Euristeo, per espiare l'uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti.

[3] Euristeo: figura della mitologia greca. Era figlio di Steneleo. Fu il re di Tirino e di Micene. Divenne re di questi regni, in quanto Zeus stabilì che sarebbero toccati al primo nato della stirpe di Perseo. L'intento di Zeus era quello di offrire il regno a Eracle, ma Era favorì e anticipò la sua nascita, permettendogli di regnare sulle due città. Sempre a causa di Era, Eracle fu sottomesso a Euristeo e per lui compì le famose dodici fatiche.

[4] I viaggi di Gulliver 1726, ed. riveduta nel 1735 è un romanzo che coniuga fantasia e satira, scritto sotto pseudonimo da Jonathan Swift. L'editore pubblicò la prima edizione nel 1726.




 
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