Un
noir adulto, intenso, capace di soddisfare i più sottili
palati del culto di genere.
È
il romanzo di Hugues Pagan, algerino del 1947, trasferitosi a Parigi
a vent’anni. Partecipe del Maggio francese, studente di filosofia,
quindi poliziotto ispettore per molti anni, Pagan non è nuovo
al romanzo. In Italia, i suoi lavori sono stati tutti pubblicati da
Meridiano zero, la casa editrice padovana specializzata in noir con
un’ottima collana di genere da anni.
Pagan
è anche autore della nota serie televisiva “Police
district”. Il suo ultimo lavoro pubblicato in Italia quest’anno è
del 1995. Una storia non troppo macabra, dove l’intreccio tra
delitto e personalità, storie di vita e di trasgressione,
criminali e brava gente è intenso. Tuttavia molto francese,
lontano dai colpi di scena tipicamente americani, intessuto di
dettagli che traspaiono la personalità dell’autore. Attento
ai dettagli, poetico a tratti, capace di psicologia spicciola eppure
filosofo nel tratteggiare i caratteri dei suoi uomini e di una donna,
Ingrid Vidali, eroina a mezzo tra giornalista d’assalto e
infiltrata e donna d’alto bordo a caccia di un amore ricco e
potente, eppure terribilmente capace di cacciarsi nei guai.
È
lei che osserva la realtà da dietro volute di canne che non
sembra le ottenebrino il cervello, mentre quello di Katz sembra
essere irrimediabilmente perduto.
Nell’intreccio
di fatti malavitosi e di personaggi più o meno loschi, Pagan
ha la capacità di fare immedesimare il lettore proprio in quel
poliziotto bruciato, che vive una vita sua nella misura in cui si è
talmente calato dentro la realtà che ne è parte.
Egli
che ha tanto sofferto la criminalità, al punto da esserne
massacrato di botte e di avere perduto la famiglia, capisce il
criminale, le sue mosse, la sua psicologia.
Avverte
il pericolo prima che esso si materializzi, spara prima che il
criminale abbia deciso di sparare, ragiona come un delinquente e
appartiene, ormai, al mondo delle ombre. Ogni essere umano è
costituito, per l’autore, da cerchi concentrici di sofferenza e,
una volta passato il limite, non c’è più alcuna
differenza tra una psicologa, un ispettore e un commissario, Lantier,
il fratello di Katz.
“Non
si è necessariamente vivi solo perché si vuol vivere”
e molte persone, come un camionista cortese, sono soltanto involucri
che dormono nel sonno.
Il
limite fra l’umanità perduta e quella che, forse, non si
perderà è lieve, molto sottile. Così sottile che
non ce ne rendiamo conto, persi nel nostro perbenismo che ci fa
credere così superiori, così distanti dal resto, dalla
feccia.
Il
romanzo di Pagan ci fa ricordare, con un incedere lento, corretto,
senza strappi, senza eccessi, che, invece, tutto è caduco,
affondabile, rivedibile.
Niente
è certo e certezza, anche noi potremmo essere Tora o Pastor,
Lantier al limite della pensione e Katz che si getta nel vano delle
scale a volo d’angelo.
Un
romanzo eccellente. Assolutamente da leggere anche per chi non è
amante del genere noir, dal momento che le scene non sono
scabrosamente macabre e che la trama è adatta agli amanti del
giallo ben scritto.
Hugues
Pagan: “La mossa del gatto”, Meridiano zero, Padova, 2007, pagg.
190; euro 13.00.
Articolo
di Alessia BIasiolo
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