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 Amelia and other favourites

Teatro&Musica: le RecensioniUn tocco di raffinata leggerezza è quello che si ascolta grazie al nuovo cd di Lucio Lazzaruolo “Amelia and the favourites”, brani scelti eseguiti con la chitarra classica dopo avere militato nel rock, pur se colto e raffinato, con “Notturno concertante”, figlio del progressive rock che dominò classifiche e gusti degli anni ’70. Lazzaruolo non è fatto per la spettacolarizzazione dello strumento “come Allevi per il pianoforte e Sollima per il violoncello” cita Donato Zoppo nella sua critica al progetto di Lucio), ma rimane legato alla dimensione intima del suono emotivo e che crea emozione, tanto da diventare poi spettacolo.

Ascoltando il cd fresco di uscita, si percepiscono note perse nel tempo (che spazia dal ‘500 di Alonso Mudarra ad Antonio Lauro interprete del Novecento) e che pure sembrano nuove, rimandandosi l’una con l’altra quasi fossero un unico testo, un unico spartito. La musica parla all’ascoltatore, sia colto e accademico che profano, e lo eleva a quel Bello che oggi non si riconosce più, confuso con il “quanto” di numeri di audience piuttosto che di partecipazione alle mostre. La ricerca del Bello, che rigorosamente va insegnata alle nuove generazioni, deve mantenere le sue nicchie non tanto di amatori, quanto di gusto e di estro, per far sì che la ricerca, l’originalità e l’innovazione non vengano fagocitati dall’abbondanza del consumo, così come dalla necessità di fare cassetto per giustificare i costi, soprattutto se di enti pubblici o di istituti di credito. Ecco allora che va riscoperto il ruolo dei musicisti nell’animo, l’impegno degli amministratori, che devono farsi tramite non tanto di “tutto fa spettacolo”, dal toro cucinato all’aperto al musicista di strada al pittore, quanto dello spettacolo di ciò che davvero interpreta il nostro tempo, il nostro modo di essere. Si costringe il pubblico a partecipare per non mancare all’evento mediatico e non gli si insegna a scegliere di partecipare, confondendo questo con bravura organizzatrice. Concetti tanto più difficili da comprendere quanto meno si è abituati a vivere con quelle emozioni che si mandano sempre più giù, nei meandri dell’anima, senza ascoltarle, senza lasciare loro lo spazio del divenire, così come accade, invece, con “Amelia”. Emozioni che poi si infrangono dentro di noi, ci sconvolgono e ci travolgono in pene senza fine, quando ascoltando per davvero un disco si potrebbe ovviare a quel male di vivere che tante forme prende, che tanto fa discutere, che tanto uccide dentro. Educare all’ascolto è uno dei più nobili impegni nel mondo di oggi, purtroppo sempre meno di moda.
Tornando ad “Amelia”, ecco che forse non avevamo mai apprezzato tanto come ora Fernando Sor, con Studio op. 29 numero 13, piuttosto che con “Le Calme” e “Cantabile della Fantasia Elegiaca”, ma dolcissimo è il suono dedicato all’Andante dal concerto in Sol maggiore RV 532 di Antonio Vivaldi, che riempie il cuore di sogni e di immagini che non si vedono, che giacciono in noi e si illuminano in un sorriso, senza che ci rendiamo conto da dove origini.
Poi il meraviglioso Heitor Villa Lobos e respiri nel sentire la propria verve scuotere la chitarra in gioia, forza, sublimità di ciò che spazia in noi e che cerca disperatamente il modo per farci conoscere a noi stessi.
Villa Lobos compose la sua musica tenendo presenti le caratteristiche proprie della chitarra e non basandosi sui modelli pianistici per comporre per questo strumento, come si usava per tutto l’Ottocento, avvicinandosi in questo a Mertz, sempre proposto da Lazzaruolo con “Etude”, “Capriccio”, “Senshucht” dal “Bardenklange” op. 13, piuttosto che con “Notturno”, “Lied ohne worte”, “An die Entfernte”. Interessante anche il fatto che alcune trascrizioni per due chitarre (come nel caso del brano di Vivaldi, inizialmente concepito per due mandolini) sono suonate tutte dallo stesso Lazzaruolo, usando la tecnica della sovra incisione.
Infine, il titolo. Lo dobbiamo al musicista Miguel Llobet, protagonista a cavallo tra ‘800 e ‘900, del quale Lucio propone “El testamento d’Amelia”, rielaborazione di un brano popolare spagnolo.
Un gioiello di cd da non perdere, per approfondire, più che la musica e conoscere un ottimo interprete, il senso delle proprie particolarità.

Articolo di Alessia Biasiolo
La Musica



 
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